Il repulisti di Zelensky in Ucraina, caccia tutti i reclutatori dal “congedo facile”: è la ‘Mani pulite’ di Kiev

Se fossimo in Unione Sovietica potremmo parlare di “purghe staliniane”, ma è nell’Ucraina che da oltre 500 giorni fa i conti con l’invasione delle truppe russe va in scena l’ennesimo repulisti da parte del presidente Volodymyr Zelensky.

Una sorta di “Mani Pulite” in salsa ucraina in cui a finire nel mirino del numero uno di Kiev sono i responsabili dei distretti militari, ovvero coloro che sono a capo del reclutamento degli uomini da mandare sul fronte per tentare la controffensiva contro l’esercito del Cremlino.

Secondo le accuse lanciata da Zelensky in un video diffuso via social, tutti i funzionari regionali incaricati del reclutamento militare avrebbero messo in piedi un sistema che consentiva ai coscritti di sfuggire all’esercito. “Arricchimento illegale, legalizzazione di fondi ottenuti illegalmente, profitti illeciti, trasporto illegale attraverso la frontiera di coscritti“, ha denunciato il leader ucraino. “La nostra soluzione: licenziamo tutti i commissari militari”, è stata dunque la reazione durissima del presidente ucraino.

 

 

Una questione, quella della corruzione delle alte sfere (e non solo), che è un problema atavico dell’Ucraina, già prima dell’inizio del conflitto con la Russia iniziato il 24 febbraio dello scorso anno.

Ci sono già 112 procedimenti penali — spiega il comunicato del presidente — contro funzionari dei distretti militari, e 33 sospetti. Congediamo tutti i Comitati militari regionali. Servono persone che sanno cos’è la guerra e perché il cinismo e la corruzione sono tradimento”. Al loro posto andranno “i soldati che sono già stati al fronte o non possono stare in trincea perché feriti, o hanno perso gli arti ma conservato la dignità: è a loro che ci si può affidare”.

Prima di ufficializzare gli incarichi, che verranno  gestiti dal generale Zaluzhny, capo delle Forze armate di Kiev, i vari “profili” subiranno una “ispezione” da parte dell’Sbu, i servizi segreti ucraini.

Eppure il pugno duro di Zelensky non piace a tutti. Critiche sono arrivate, come riferisce Repubblica, dal direttore dell’Istituto ucraino di Politica, Ruslan Bortnik: “Il ministero delle Finanze e i due corpi anti corruzione che ci costano ciascuno cento milioni di dollari l’anno dicono che la situazione è migliorata. Non direi: nessun super corruttore è in galera. Nessun ministro, nessun parlamentare, nessuno del cerchio di Zelensky. Le indagini sono sempre su livelli medi o bassi, è questa la firma della Presidenza”.

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